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L’estasi del silenzio 1/5
14.04.2026 |
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"Il suo sesso era fradicio, i umori che colavano lungo le natiche e bagnavano le lenzuola..."
Le ultime candele si erano spente da tempo, lasciando la stanza immersa in una penombra profonda, rotta soltanto dal chiarore argenteo della luna che filtrava attraverso le imposte socchiuse. Venezia dormiva, ma nella camera del Marchese il silenzio era diventato vivo, denso, carico di respiri e di pelle.La dama giaceva ancora sul grande letto a baldacchino, completamente nuda, il corpo lucido di un velo sottile di sudore. I polsi, ora liberi dai nastri di seta, riposavano abbandonati sopra la testa, come se il ricordo del legame fosse più potente di qualsiasi costrizione fisica. Le gambe erano leggermente dischiuse, la pelle delle cosce ancora tremante per gli spasmi dell’orgasmo appena vissuto. Lorenzo era sopra di lei, sostenuto sulle braccia tese, il petto che sfiorava appena i seni morbidi e gonfi di lei. Il suo membro, ancora duro e bagnato dei loro umori mescolati, premeva contro il sesso caldo e pulsante della dama, senza affondare di nuovo. Non ancora. «Guardami», mormorò lui, la voce bassa e vellutata come la notte stessa. Lei aprì gli occhi. Le pupille erano dilatate, scure di piacere e di una fame che non si era ancora saziata. Le labbra erano tumide, socchiuse, umide dei baci feroci che si erano scambiati poco prima. Lorenzo si chinò lentamente, sfiorandole la bocca con la propria senza baciarla del tutto. Il suo respiro caldo le accarezzò le labbra mentre parlava. «Senti quanto sei bagnata… quanto il tuo corpo mi desidera ancora.» Con un movimento lento e deliberato, fece scivolare la punta del suo sesso lungo la fessura gonfia e scivolosa di lei, raccogliendo i loro umori. La dama emise un gemito soffocato, inarcando i fianchi per cercare maggiore contatto. Lui si ritrasse appena, negandoglielo. «Non ancora», sussurrò. «Voglio che tu senta ogni centimetro di ciò che sto per darti.»Si spostò leggermente, posizionandosi in modo che la cappella turgida premesse esattamente contro il suo clitoride sensibile. Cominciò a muoversi con piccoli, lenti cerchi, strofinandosi contro di lei con una pressione misurata, quasi crudele nella sua delicatezza. Ogni passaggio faceva tremare le cosce della dama, che stringeva le lenzuola tra le dita. «Lorenzo… ti prego…», ansimò lei, la voce rotta dal desiderio. «Dimmi cosa vuoi», ordinò lui piano, senza smettere quel tormento squisito. «Usa le parole. Voglio sentirti dire quanto hai bisogno del mio cazzo dentro di te. »Lei arrossì violentemente, ma l’eccitazione era più forte della vergogna. Chiuse gli occhi per un istante, poi li riaprì, fissandolo con uno sguardo velato di lussuria. «Voglio… voglio che mi scopi. Profondamente. Fino in fondo. Voglio sentirti riempirmi completamente…»Un sorriso oscuro apparve sulle labbra del Marchese. Senza dire altro, si abbassò su di lei, catturandole la bocca in un bacio possessivo mentre, con un’unica spinta fluida e potente, affondò fino alla radice dentro il suo sesso caldo e bagnato. La dama gridò contro le sue labbra, il corpo che si tendeva intorno a lui come una morsa di velluto bollente. Lorenzo rimase fermo per qualche secondo, godendo della sensazione di essere completamente avvolto da lei: le pareti interne che pulsavano, strette e fradice, che lo stringevano con avidità. Poi cominciò a muoversi. Non era più la lenta danza della seduzione. Erano affondi profondi, lenti e deliberati all’inizio, che si facevano via via più intensi. Ogni volta che si ritraeva quasi completamente, solo per affondare di nuovo con forza, il suono umido e carnale dei loro corpi che si univano riempiva la stanza, mescolandosi ai gemiti sempre più incontrollati di lei. Lorenzo le afferrò i polsi con una mano, bloccandoli sopra la testa contro il cuscino, mentre con l’altra le stringeva un seno, pizzicando il capezzolo tra le dita con la giusta pressione per farla sussultare. «Così… prendimi tutto», ringhiò piano contro il suo orecchio. «Senti come ti apro… come il tuo corpo mi accoglie fino in fondo. »La dama inarcava la schiena a ogni spinta, i fianchi che si sollevavano per andargli incontro, accogliendolo più profondamente. Il suo sesso era fradicio, i umori che colavano lungo le natiche e bagnavano le lenzuola. Ogni affondo colpiva quel punto sensibile dentro di lei, facendola tremare e gemere senza ritegno. «Più forte…», supplicò lei, la voce spezzata. «Ti prego… scopami più forte.»Lorenzo obbedì. Il ritmo divenne più incalzante, le spinte più profonde e potenti. Il letto a baldacchino cigolava piano sotto di loro, accompagnando il suono osceno della carne che sbatteva contro carne. Lui si chinò a succhiarle il collo, mordendolo leggermente, lasciando piccoli segni rossi che sarebbero stati nascosti dal colletto dell’abito il giorno dopo. La mano libera scese tra i loro corpi. Con due dita trovò il clitoride gonfio e cominciò a massaggiarlo con movimenti circolari rapidi, perfettamente sincronizzati con gli affondi del suo membro. La dama si tese improvvisamente, il corpo rigido come una corda. «Lorenzo… sto per…» «Vieni», ordinò lui, la voce roca e imperiosa. «Vieni sul mio cazzo. Stringimi forte mentre ti riempio. »L’orgasmo la travolse con violenza. Il suo sesso si contrasse ritmicamente intorno a lui, pulsando e spremendolo in onde calde e intense. Un grido lungo e gutturale le sfuggì dalla gola, mentre tutto il corpo tremava e si inarcava sotto di lui. Lorenzo non resistette oltre. Con pochi affondi potenti e profondi, sentì il piacere salire irrefrenabile. Affondò fino in fondo un’ultima volta e venne con un gemito rauco, riversando il suo seme caldo e abbondante dentro di lei, pulsando a ogni contrazione mentre la riempiva completamente. Rimasero così per lunghi istanti, uniti, ansanti, i corpi ancora percorsi da piccoli tremiti. Lorenzo le liberò i polsi e la strinse tra le braccia, rotolando su un fianco senza uscire da lei. Il suo membro ancora semi-eretto pulsava piano dentro il sesso bagnato e tremante della dama. Lei nascose il viso contro il suo petto, il respiro caldo sulla sua pelle. «Ancora…», mormorò lei, la voce debole ma piena di desiderio. «Non voglio che finisca.» Lorenzo sorrise nell’oscurità, accarezzandole la schiena con dita leggere. «Questa notte è ancora lunga, mia cara. E Venezia sa aspettare. »Le baciò la fronte, poi le labbra, con una tenerezza che contrastava con la ferocia di poco prima. «E io intendo prenderti ancora… e ancora… finché non sarai così piena del mio piacere che ogni passo domani ti ricorderà quanto ti sei arresa a me.» Fuori, il Canal Grande continuava il suo lento sciabordio, indifferente ai gemiti sommessi che, ancora una volta, stavano per riempire la stanza del Marchese.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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